Volevo fare Parkour, ma in tuta sembro un bifolco.

 

Oggi sono andato a passeggiare , avevo idee da chiarire, voglia di uscir di casa, e tempo da perdere. Sono arrivato sino al limite della città in cui vivo, dove le strade finiscono e ci si può muovere solo con un’auto.

Ho fatto il bravo, messo una foto su Facebook, aspettato che qualcuno mettesse un “mi piace”. Sono arrivato a quota tre ma una è mia sorella , quindi non vale. Nel ritorno ho deciso di perdermi per le via di questa periferia dal nome altisonante e di batterla un poco, alla ricerca, ammetto, anche di un bar. Camminare, si sa, mette sete.

E’ stato cinque o sei svolte dopo che ho incontrato un gruppo di ragazzi con le loro belle tavole da skate. Beati loro, ho pensato li per li, massaggiandomi una spalla rovinata da una recente impresa sportiva, poi mi sono messo a pensare a quanto male deve fare cadere dallo skate. Il cervello, come i piedi, va avanti anche da solo e io mi sono trovato a pensare al Parkour.  Ho pensato che mi sarebbe piaciuto provarlo, magari con quei ragazzi li.

Ma da buon ligure ho solo visto le differenze che c’erano tra me e loro. Anzitutto l’abbigliamento. Loro belli larghi e comodi , io con un cappotto , una camiciola che mia madre odia, e jeans.  In tuta, lo so bene, sembrerei un bifolco.

La musica poi è stata la seconda differenza. Ho pensato che loro avessero un qualche rapper americano che suonasse dai loro auricolare. Ed io? Io ascoltavo Leonard Cohen cantare “Alleluja”.

Per  chi non lo sapesse mentre ascolti Leonard Cohen devi guardati intorno con attenzione; infatti noterai spuntare al margine del tuo campo visivo il peggiore bar della città. Un posto fumoso, oscuro, dall’insegna spenta. Puoi quasi vedere la vamp stagionata seduta di fronte a un barista dall’aspetto crudele che pulisce sempre lo stesso bicchiere. E’ il suo, quello da cui tracanna , ma se ordini presto diverrà il tuo. E’ il bar in cui è sicuramente seduto, in un angolo con la faccia da mocassino, Charles Bukowski.

Troppe differenze con i ragazzi, non ultima l’età, ma questa idea di fare Parkour mi rimane in testa. Decido di declinarla, di scendere un poco a patti con me stesso. Decido di inaugurare una nuova disciplina. Una disciplina simile al Parkour , ma più elegante, signorile. La versione da gentiluomini di uno sport estremo

Il Parkour lento.

5 pensieri riguardo “Volevo fare Parkour, ma in tuta sembro un bifolco.”

  1. mi piace il parkour lento, avresti un sacco di altri compagni di avventura, gli amanti dello slowfood, della slowlife e delle altre discipline diversamente dinamiche.

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