Valigie e beauty case

Un viaggio è alle porte.
Devi andare in terra di Francia a mostrare muscoli e stomaco. Sei nervoso, è ovvio,  è il tuo primo viaggio fuori dai confini nazionali da un bel pezzo a questa parte.
Ti sei svegliato presto, come al solito, il tuo primo pensiero è stato di dover fare una lavatrice e l’hai azionata, diamine, ancor prima di mettere su il caffè. Senti la centrifuga andare mentre osservi la tua valigia rossa.

La partenza è domani, osservi il tuo bagaglio, vecchio, pesante e affidabile e ti chiedi se ci starà tutto. Speri di si.
Ti sei fatto un elenco mentale di quel che ti servirà, un elenco da babilonese antico perché ogni cosa la porti in multipli di quattro.
Quattro camicie, quattro polo, otto magliette, quattro paia di calzini e via discorrendo ma mentre inizi a riempire la valigia ti rendi conto che non ci può stare tutto.
Forse dovrai usare anche uno zaino, quello da trekking che adoperi  con disinvoltura come sacca da sport.
E’ molto comodo il suddetto oggetto, capiente, anatomico, ma se si mette a fare il paio con la valigia ti rendi conto che avrai si e no una trentina di chili da trascinarti dietro.

Starò mica un poco esagerando?

E’ la domanda che ti frulla in testa mentre valuti se buttarci anche un libro nel mucchio. Non ti servirà a nulla, lo sai bene, ma le abitudini sono dure a morire.
Poni tutto con calma  nella borsa, mancano solo le cose che hai messo ad asciugare sul balcone di casa , e naturalmente le cose che devi ancora stirare.
Non ci starà tutto, ormai ne sei certo. Insisti tuttavia. Premi le cose una sull’altra, imprechi contro la natura effimera dello spazio, e spingi come un mulo.
Ti arrendi. Devi usare anche lo zaino.  Lo guardi con malcelato disprezzo il vecchio compagno di avventura e cominci a riempirlo una cosa alla volta.

Ti rimane solo il beauty case giallo da metterci dentro e una domanda nel cuore. Una domanda politicamente scorretta che non riflette il tuo modo di pensare ma che tramanda le tue  origini liguri, la tua infanzia naif in cui il politicaly correct era lontano anni luce , in cui dicevi certe cose senza cattiveria o pregiudizio alcuno.
Una domanda, lasciatemi dire, legittima:

“Mi starò mica abuliciando?”

 

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