Oltralpe

Inizia tutto quando ci incontriamo al dopolavoro ferroviario.
Una masnada di uomini si incontra e  fanno gli ultimi preparativi. Il viaggio è stato organizzato da tempo ma mancano gli ultimi dettagli. Per ultimi dettagli intendo le derrate alimentari per il tragitto che,  in numero e quantità, superano di gran lunga quelle per una spedizione in Antartide. Non a caso, ancora prima di partire il primo salame e le prime bottiglie vengono immediatamente fatte fuori. Una bella partenza, per così dire.

Il viaggio in se è emozionante, si canta, si beve e si mangia a ogni sosta. Si riesce persino a dormire tra una cosa e l’altra.
L’autista riesce a perdersi, ma poco importa, la Francia è stata invasa allegramente al ritmo di un paio di bottiglie ogni cinquanta chilometri. Dobbiamo farci forza, però, perché il francese non aspetta , e poco dopo esser riusciti ad arrivare in albergo subito  siamo chiamati alla prima impresa della vacanza. Il pranzo di benvenuto.
Si parla tanto di quanto i cugini d’oltralpe siano spocchiosi: intendiamoci bene, chi lo dirà, d’ora innanzi , in mia presenza, farà una brutta fine.
Se mai mi sono sentito un re in vita mia è stato il primo maggio duemilaquattordici.
Un banchetto degno di Asterix e Obelix con tanto di montone intero cotto per l’occasione.  Un montone mica un polletto.
Si canta tutti insieme, si parla in uno strano grammelot fatto di francese, inglese, italiano, dialetto e gesti , e si fa festa. Una festa indimenticabile.

Il primo giorno per alcuni di noi finisce a letto per altri, i più forti, con una puntatina alla brasseriè  vicina all’albergo.

Il giorno successivo ci rechiamo a vedere dove fanno l’ Armagnac, degustiamo, commentiamo e  poi andiamo in una fattoria. Ma mica un agriturismo qualunque. La prima cosa che vediamo è una strana struttura ovale, con delle gradinate. Ci metto un poco a capire che è un’arena,  forse per colpa dell’Armagnac!!
I nostri ospiti, prima dell’aperitivo, ci invitano a vedere e partecipare a un gioco, noi si accetta. Come rifiutare?
Alcuni di noi, tra cui chi scrive, sono entrati in quel campo ovale e hanno giocato con torelli e vacchette che, a dirla tutta, parevano divertirsi anche loro a incornarci.
Alcuni potrebbero storcere il naso ma posso giurare che i bovini erano allenati e ben trattati. Il momento più divertente è stato quando l’allevatore , messa la mano e il busto oltre il bordo dell’arena, si è trovato il muso dell’animale in mano. I tori saranno pure ignoranti ma riconoscono chi gli vuole bene.
Si mangia, di nuovo, divinamente, si canta la marsigliese e l’inno di Mameli,  si beve birra chiara, pastisse, vino rosso forte e poi , dopo una sortita all’albergo per una doccetta, andiamo a vedere una gara di bande in una cittadina di cui davvero non ricordo il nome.
In italia non esiste qualcosa del genere, a metà tra jazz, musica da strade, e circo quei ragazzi sanno davvero scaldare l’ambiente. Ci divertiamo ma la giornata finisce rapidamente, tra una vaga ebrezza, qualche dolorino a causa di bovini troppo aggressivi e della poca saggezza dimostrata, e dell’allegria.

Il terzo giorno è il giorno del torneo, vera ragione del viaggio.Ho volutamente tralasciato di dire che la comitiva era composta di rugbisti, sino ad adesso,  perché poi la gente si fa strani viaggi mentali.

I Francesi sanno come organizzare le cose, non c’è dubbio alcuno, e naturalmente sanno quant’è importante la nutrizione per degli sportivi. Loro mangiano e bevono a quattro palmenti, noi, forse con un poco di senso di colpa, ci limitiamo. Questi sono atleti veri, mentre tra di noi c’è chi ha intrapreso la carriera da rugbista troppo tardi, come il sottoscritto.
Arrivano le altre squadre e il torneo inizia. C’è gente sugli spalti dell’impianto sportivo che ci ospita , e una banda , per tutto il tempo suona e canta rendendo l’atmosfera degna di un film.
Noi italianissimi e felici, improvvisiamo persino un balletto sulla musica di “The lion sleep tonigth!”. Il torneo è bello, si vince e si perde, ma non ha mica importanza, si gioca, ci si confronta, ci si fanno delle belle risate e si festeggia, tutti insieme. Alla faccia dei calciofili e delle loro carognate.
A torneo finito , dopo aver reintegrato i liquidi, scopriamo che i francesi hanno organizzato una festa di arrivederci per noi.
Ci portano in un’altra struttura, sempre comunale, bellissima e li troviamo tavoli e tavoli imbanditi e pronti. Si beve e si mangia, si ride, si balla, si canta e , come gli antichi achei, ci si scambia doni.
Ho pensato che il mondo intero dovrebbe essere così: ogni differenza annullata dal reciproco rispetto, dalla solidarietà e dalla sportività. Ho pensato alla bellezza di una notte francese che mi ha dato tanto e che mi rimarrà nel cuore per sempre. Poi non ho più pensato nulla perché ero troppo stanco per stare in piedi e mi sono buttato a letto.

La partenza è stata triste, un poco, ma non così tanto. Sulla falsa riga dell’andata ce la siamo goduta malgrado code, tempo, e stanchezza per poi ritrovarci nello stesso dopolavoro ferroviario da cui siamo partiti, con qualche esperienza in più e anche qualche chilo di troppo!

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