Alla fiera dell’est

Serata interessante quella di ieri. Una serata in famiglia a festeggiare la mamma: siamo gente di cuore noi! Ma tra un festeggiamento e l’altro,  tra racconti di viaggio e fotografie, il sottoscritto deve aver per forza esagerato un pochino.
Forse è solo il karma, beffardo, che si prende gioco dei miei propositi e mi fa pesare ogni mancanza.
Una qualche spiegazione per questo leggero mal di testa con cui mi sono svegliato deve pur esserci, credo, a meno che non si tratti di sana, volgare sfiga.
Prima di ammazzare il mio fegato con qualche medicina, sfruttando la bella giornata genovese, ho deciso di provare a farmi due passi per schiarire le idee. 

Quando sono a Genova spesso faccio un percorso che mi piace assai: esco da casa mia, uno dei pochi posti del capoluogo ligure in cui non si vede il mare ma da cui si vedono i forti che proteggono la città, e punto dritto verso le spiagge d’orate genovesi.
Un percorso da mezzora, se fatto con linearità. In genere ci riesco a mettere anche il doppio poiché, a volte, la soddisfazione di rivedere il mare mi piace pregustarla e ritardarla un pochino.
Si passa per alcune vie storiche di Genova, corso Buenos Aires   Corso Torino, vie dall’aria ottocentesca in cui i palazzi presentano stucchi neoclassici e elaborati intrecci barocchi,  per arrivare a una zona più moderna chiamata La Foce, dove l’influsso del ventennio e dei successivi anni sessanta si fa sentire parecchio.
Quasi come se si attraversassero due città diverse, pur senza una vera separazione, ti trovi poi in corso Italia: ovverosia la passeggiata al mare della città.  A percorrerlo tutto ci vuole almeno un’oretta, a passo tranquillo gustandosi l’aria di mare e magari fermandosi a prendere un pezzo di focaccia e un caffè in uno degli innumerevoli bar che costeggiano la passeggiata.
Il mio piano di battaglia era proprio questo: andare in passeggiata e fermarmi in un chiosco vista mare, a farmi una colazione alla genovese.
Il destino, pare, non fosse d’accordo. Oltre ad avermi regalato un bel mal di testa mattutino ha ben pensato di farmi venire questa bella idea il lunedì.
Faccio la prima parte della passeggiata poi quando sto per immettermi in una via dagli odori pazzeschi, lo vedo. Il mercato.

Non ho nulla contro il libero commercio e trovo romantica l’idea che questi bazar ancora abbiano un certo pubblico, trovo affascinante la loro storia e il loro avvenire. Ma starci in mezzo , per me, è tutta un’altra faccenda.
Sono piuttosto ingombrante, va detto, ma aver più difficoltà a fare dieci metri di mercato che a fare un campo da rugby, lo trovo eccessivo.
Sembra che te lo facciano apposta! Tu stai attento, proprio a causa della stazza, ma gli altri?  Dante, suppongo, prima di scrivere delle malebolgie deve aver fatto un giro al mercato , ne sono certo.
Rallenti, per dare il modo a una donna con bambino di passare,  una canuta signora entra a destra con la freddezza di un Baresi d’altri tempi. La schivi, impatti su un ragazzo che se ne stava li a guardare il banchetto della roba a un euro , ti scusi, provi a fare qualche passo, compare un anziano e venerabile signore su carrozzina elettrica che ti taglia la strada sognando di essere un easy rider. Ti scusi di nuovo e procedi  impattando su un solido blocco difensivo composto da matrone romane  con ancelle al seguito, fai una finta, e imbocchi una strada laterale, capisci di aver sbagliato. Ti volti  ma è tardi, allora procedi  rimpiangendo di non avere nemmeno il paradenti.  Il primo ostacolo è una donna con telefono all’orecchio e cerbero al guinzaglio che teso come una corda di violino pare diventar carro da guerra ittita. Riesci ad evitare la trappola fingendo interesse per i jeans a 10 euro al metro quadrato,  ma sei caduto dalla padella alla brace.  Rapido come Achille Piè Veloce  l’astuto venditore ti approccia dicendo:

“Ho anche le misure grandi!”

“Maledetto!” pensi nel tuo intimo ma fuori mostri il tuo viso migliore e prometti di ripassare.  La mossa paga e infatti strisciando lungo le bancherelle, buttandoti sotto gli abiti appesi  tra gente dal volto perso e dai portafogli aperti ,guadagni cinque sei metri buoni. Ma la spiaggia è lontana e tu sei già esausto.
Resti fermo mentre alcune persone ti urtano e poi ti guardano male e decidi, di nuovo, per una soluzione di compromesso.

Ti butti nel primo bar, ordini focaccia con le cipolle e un cappuccino, apri il giornale e cerchi di rilassarti un poco mentre dalla tua bocca, quasi come un canto di sirena escono queste parole

“Alla fiera dell’est per due soldi..”

4 pensieri riguardo “Alla fiera dell’est”

  1. Scopro in questo post d’esser tua conterranea…in effetti il mercato non è impresa da tutti 🙂 molto meglio percorrere Corso Italia sino ad arrivare a Boccadasse…tutta un’altra storia! Però la tua descrizione avventurosa mi ha fatto sorridere.

  2. l’ho letto tutt d’un fiato e ho provato ad ogni parola le note grottesche del mio aggiornamento facesbookkiano continuo sul temopo trascorso sui mezzi pubblici per raggiungere il lavoro (Roma). Il bello è che quando uno scrive con humor vive easy!! Complimenti

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