Cowboy e Skateboard

Ho passato un week end con uno dei miei nipotini, che io chiamo affettuosamente nani in omaggio alla razza fantasy del Signore degli Anelli.
Come nel libro sono piccoli, scatenati e , almeno con lo zio, sufficientemente violenti. Colpa mia, sia chiaro.
Mia sorella doveva andare a non so quale convegno in terra marchigiana insieme al marito e così mi ha chiesto di adempiere ai miei doveri di zio, cosa che faccio sempre molto volentieri, quando ne ho la possibilità.
Me lo hanno portato venerdì e se lo sono ripresi domenica pomeriggio, ammetto che era la prima volta che dovevo stare così tanto, da solo, con uno di loro. E’ stata quasi una prova generale per me che non ho figli.

Il bello di essere zio è che non si hanno , alla fine, troppe incombenze, ti godi solo il meglio dello stare con i bambini: i giochi, gli scherzi, il poterseli coccolare e spupazzare a piacimento. Il nano il questione poi è pure molto bello, occhi azzurri e faccetta da schiaffi, e sa di esserlo per cui ti lancia certi sguardi che scioglierebbero il cuore a Barbablu. Il venerdì non abbiamo fatto molto, me lo hanno portato tardi, ma gli altri due giorni sono stati interessanti.
Sabato ci siamo alzati presto, o meglio, lui si è alzato presto e ha buttato giù dal letto lo zio che, a dirla tutta, non aveva dormito granché. Ma era ansioso, avevo fatto delle promesse e dovevano essere rispettate. Come prima cosa siamo andati a comprarci un paio di costumi da bagno e poi, con un treno, siamo andati in una località balneare del levante ligure, Bogliasco. Lui per tutto il tempo ha voluto portare in testa un mio cappello da cowboy, di paglia, che avevo preso a non so quale sagra o festa paesana.
Ho barato però: in quella località erano anni che volevo tornarci. Da piccolo, mio padre mi ci portava spesso a fare lunghe camminate, a vedere i posti più graziosi che la natura offre da quelle parti. Non che papà fosse un poeta, ma certe cose gli piacevano e, forse, se mi amo tanto camminare lo devo a lui. Mi portava anche sui monti ogni tanto ed era bellissimo passare del tempo con lui a passeggiare.
Ho barato perchè , con la scusa del nipote, ho ripercorso il viale della mia memoria e ho provato a condividerla con il nano.
Ma i nani sono tosti, si sa, e lui ha fatto propria la giornata con il suo cappello in testa, con i suoi sorrisi, e con tutti i vizi che ho saputo dargli.
Ci siamo divertiti un sacco, ma io non ho smesso di tirare acqua al mio mulino.
La domenica , infatti, l’ho portato a fare una passeggiata in Corso Italia, di cui ho già parlato, che per un bambino di sette anni può essere stancante vista poi la canicola del week end passato. Ma è un ragazzo che sa quel che vuole e lo skateboard  dell’uomo ragno lo ha preteso e indovinate poi chi se lo è portato tutto il giorno? Ecco, bravi!
In realtà lo strumento a rotelle non funzionava granché, per cui mi sono improvvisato tecnico e ho provato a farlo funzionare meglio. Posso vantarmi di esserci riuscito perfettamente, almeno credo!!
Abbiamo percorso tutto il lungo viale con un paio di soste per acqua e granite alla menta per poi trovarci a Boccadasse  che, contrariamente a quel che pensa Camilleri, non è una località ligure ma proprio un quartiere di Genova: un piccolo paese della riviera incastonato nella città, nè più nè meno. Un luogo magico, anche questo legato alla mia infanzia, dove si può mangiare un gelato eccezionale ed avere l’impressione, tutto l’anno, di esser arrivati in un luogo di villeggiatura.
Abbiamo passato qualche oretta da quelle parti, tra sole, ombre e i rumori del mare e delle persone e poi siamo tornati indietro, con l’autobus. Ho ancora in mente lo stupore del mio nipotino mentre si rendeva conto di quanta strada avevamo fatto e la sua gioia, la sua soddisfazione, il suo orgoglio.
Magari è nato un nuovo nomade!

2 pensieri riguardo “Cowboy e Skateboard”

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