Lake and Rain

Mio cognato il Gransassista, come molti cognati, è un folle!
Capita spesso, quando siamo nella casa di campagna, che mi venga a svegliare in modo che definire brutale sarebbe dir poco.
Mi dà appena il tempo di far colazione guardandomi con aria di chi ha fretta e mi punta gli occhi addosso manco fossi un pregiudicato.
Essendo cognato anche io sono folle! Per cui lo assecondo in questi suoi propositi e mi diverto a farlo aspettare, anche se, in fondo, ho voglia pure io di andarmi a fare due passi. Mi preparo alla svelta e con la faccia di un giovane Mesner gli faccio la domanda di rito :

” Dove si va oggi?”.

Lui, in genere, risponde a questa domanda, con dei vaghi borbottii gutturali per poi prendere cartine topografiche,degne di un generale della seconda guerra mondiale,e mi mostra il percorso che ha intenzione di fare!

Dunque, zaino in spalla, andiamo alla macchina e ci dirigiamo verso un posto che si chiama  Prato Spilla. Io, che sono naif, mi immagino un enorme giardino pieno di bicchieri di birra oppure un posto mica tanto comodo su cui camminare.
Ma le mie illusioni sono infrante dalla realtà; infatti è davvero un prato, con tanto di baita, e un impianto di risalita che , a mio avviso, ha visto giorni migliori. Tuttavia è meraviglioso e Luglio ci benedice con una bella giornata di sole non troppo calda.
Mio cognato è preparatissimo, è in tenuta tecnica e vedo spuntare da sotto una manica la targhetta “NASA”, io sono in pantaloncini e polo.
Partiamo dopo aver preso un caffè e saliamo, ma saliamo davvero tanto:  non importa,il posto è decisamente bello! Percorriamo sentieri degni del caro vecchio Tolkien, passiamo vicino a laghetti splendidi, passiamo rifugi, foreste e strade pavimentate dalla viva roccia.  La vetta la vediamo dopo un due ore di salita e decidiamo di prendere di costa la montagna e dirigersi di prepotenza verso di essa, poi c’è l’incontro.
Incrociamo sentieri e racchette con un gruppuscolo di quattro personaggi che sembrano la pubblicità di Decatlon il cui capo afferma “Vanno dove voglio io perché me ho le chiavi della macchina!“. Io penso a voce alta che gli altri potrebbero anche buttarlo di sotto e risolvere la questione. Il capo non ride, gli altri soppesano l’idea.
Riprendiamo la marcia e arriviamo in vetta dove, dopo un poco di riposo e un buon pranzo prendiamo la via del ritorno. Mio cognato decide di prendere una via diversa per il ritorno, lui ama i percorsi ad anello, e scendiamo giù per un sentiero che ci porta nei pressi di piccoli laghetti color ferro fuso, placidi al punto da poter serbare un orribile segreto, e bellissimi.
Certo il colore dell’acqua doveva metterci sul chi va là.
L’estate è strana, quest’anno, e infatti da li a poco inizia a piovere come se non ci fosse un domani, ma nemmeno un luglio!! Il Gransassista  prende dallo zaino una tuta completamente idrorepellente e, vi giuro, è arrivato alla fine del percorso completamente asciutto. Io , dal canto mio, metto il cappello in testa.
La discesa è impervia quasi quanto la salita e dobbiamo riparare in un bellissimo rifugio per sfuggire alla pioggia  quando si intensifica.Ci mettiamo quasi quattro ore a discendere e alla fine torniamo a Prato Spilla. Piove talmente tanto che nell’ultimo tratto mi trovo pure a correre sotto le nuvole nere.
Arrivo al rifugio fradicio e stanco, e potrei pure trovar ristoro da una tale situazione, se non ci fosse mio cognato, asciutto, che si beve una birra media!!

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