Presagi e disagi

Lunedì mattina, mi sveglio otto etti più grasso di ieri. Si comincia proprio bene!
Cerco di sdrammatizzare e mi riprometto di stare a stecchetto per tutta la settimana poi vado in cucina e mi metto su una caffettiera piccola di caffè. Sembra una mattina normale, un inizio di settimana come tanti: ottobre  non regala più giorni di sole, inizia a fare freddo e il mondo gira come sempre.
Dopo mi sono lavato e mi sono preparato ad uscire: l’inizio settimana è dedicato ad alcune faccende di routine, bollette, spesa, giro delle agenzie di lavoro, le solite cose che danno una direzione alla mia vita. Un senso unico, per lo più!
Esco di casa, bello e profumato come un modello di second’ordine , rinfrescato dalla frescura mattutina.
In fondo non sta andando così male, per ora.
Attraverso il solito ponte e osservo da lontano  il cantiere di quello che stanno costruendo. Mi viene su una voglia matta di andare a guardare i lavori, magari, penso tra me, incontro qualche vecchia divinità in grado di darmi un vaticinio sul mio futuro. Il mio riflesso nell’acqua torbida scuote la testa in segno di biasimo, decido di dargli retta  e procedo per la mia strada.
La prima tappa mi porta in una palestra, un luogo che ho attentamente evitato per gran parte della mia vita, per chiedere informazioni su prezzi ed orari. L’istruttore avrà si e no dodici anni, ma mi guarda già con quello sguardo che sembra parlare di miseria e obesità. Io faccio lo splendido, gli dico che gioco a rugby e, onestamente, ricambio il disprezzo con il disprezzo.
Esco e noto solo allora che davanti alla palestra c’è un  istituto per il recupero degli anni scolastici nel cui cortile ruzzano svariati tipi di asini e somari. Non sono superstizioso e non credo nemmeno nell’oroscopo ma vedere quei ragazzini con arie stolide che ti guardano come se fossi un alieno solo perché indossi, con grande eleganza, una giacca ti fa pensare che i presagi non siano dalla tua parte.
Li ignori, poiché sei un illuminista senza pensare a  quanti illuministi sono finiti con la testa mozza.
Vado verso la posta, pago le bollette, dietro di me, in fila un uomo con una mano in meno che mi guarda come a chiedere come mai non gli sto cedendo il posto, Mi chiedo se sia un nume tutelare della poste italiane irritato con me.
Ancora presagi negativi!
Procedo con il mio giro, infruttuoso, ma almeno compro quel che mi serve e che cercavo facendo un giro al mercato  e spendendo poco, per altro. La faccenda che sono genovese l’abbiamo già esplorata, quindi non mi ci soffermerò più.
Il ritorno è privo di predizioni malefiche, nel cielo non ci sono lune nere, stelle della morte o cose del genere, solo piccioni e nuvole, il che mi riporta a una confortevole normalità, una sensazione di pace e di appagamento.
Non c’è vaticinio migliore di una giornata che si prospetta normale e consueta, penso tra me entrando nella mia dimora.
In cucina ci sono ancora i ruderi della mia colazione, prendo la tazza per lavarla e ne osservo il fondo : una forma simile a un teschio mi fa l’occhiolino da dentro.
Poi ho pulito i cocci di una tazza rotta!

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