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Cronache marziane

Una bella domenica di aprile ti svegli presto, troppo presto, stiri la tua camicia rossa preferita, indossi i jeans, una giacca blu ed esci di casa. Cammini ignorando il dolore alla spalla sinistra, sospetti un infartino, te lo meriteresti pure, ma dopo aver guardato su Google ti convinci che sono solo i postumi di un sonno agitato. Sei in anticipo, come sempre, ma hai un buon libro che ti fa compagnia e ti siedi a leggere. L’appuntamento è alle dieci meno un quarto e tu sei tutto pronto e preparato. Arrivano i primi, saluti, e organizzi per andare su con loro. Una veloce colazione e sei sulla strada che ti porta a destinazione, con il sospetto di aver lasciato il ferro da stiro acceso. Ma non importa, stai per andare su Marte.

Ovviamente non sto parlando del pianeta ma di una fiera, per la precisione la fiera del fumetto di Torino.
Arrivi incontri altre persone che conosci, fai due chiacchere guardi i giovani che, in un eterno carnevale, si vestono come i loro eroi dei fumetti e sorridi rendendoti conto che, senza volerlo, sei vestito come Dylan Dog, meno male non aver il phisique du role adatto sennò saresti davvero imbarazzatissimo. Fumi una mezza sigaretta, paghi il biglietto ed entri sorridendo alla tua prima fiera da un bel pezzo a questa parte.

E il posto lì per lì non ti delude, ti pare ci sia tutto. Ci sono stand di giochi, di fumetti e di amenità nipponiche. Ci sono cosplayer interessanti, altri che palesemente si sopravvalutano. Un sacco di persone vestite da Joker di Batman in tutte le sue reincarnazioni. Bello, pensi tra te, e inizi a far foto.

La prima ora è piacevolissima, passeggi tra le bancarelle e valuti dove spendere i tuoi soldi, incontri altre persone che conosci, continui il giro. La spalla sinistra continua a far male, malissimo, ma tanto tu sai perché sei lì e fingi di avere qualche secolo in meno. Non che sfiguri, ci sono attempati che ti fanno sembrare un giovincello, e alcuni, sono pure mascherati.

Ma è come essere su un pianeta autonomo, come essere in un’altra dimensione dove tutto sembra è reale. Ci sono le macchine della tua adolescenza, da Kit di Supercar a quella di “Ritorno al futuro”, ci sono  i Ghostbuster che ballano al suono della loro canzone, dopo aver licenziato quello di colore, c’è persino un vero e proprio labirinto dove sfidare  avversari con spade finte. E’ bello, ma gli esperti del settore dicono che è in calo. A te non sembra, ma tanto sei li mica per fare il finto giovane.

Ammazzi il tempo e poi vai a iscriverti a dei workshop di illustrazione e grafica, di sceneggiatura e, alla fine, passi lì gran parte del tuo tempo. Non mangi neppure e ti sazi di cultura.

Il tempo vola come in un viaggio iperspaziale, è già tempo di tornare a casa. Ti dai l’appuntamento con gli amici, loro sì che se la sono goduta la fiera, hanno pacchi di roba, sono esaltatissimi e tu, che fai lo splendido con i tuoi laboratori sembri un poco un alieno.

“Sei riuscito a non spendere anche questa volta?”

“Si!” è la risposta soddisfatta, ma ci fai la figura del taccagno genovese.

La serata finisce con un negroni e due cosine da mangiare e poi ti addormenti spossato, dopo aver staccato il ferro da stiro.

La mattina dopo sei ancora con il tuo mal di spalla e sei così pigro da andare a prendenti il caffè al bar. Arrivi, saluti la barista, che ti conosce per nome, ordini la tua colazione e prendi in mano il giornale. Guardi se hanno scritto qualcosa sulla fiera, guardi se c’è un articoletto un trafilo ma nulla, niente manco una nota a piè pagina. E la domanda sorge spontanea

“Non è che sono davvero andato su Marte?”